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Lo sport e l’inclusione sociale / Sport and social inclusion

Read the paragraph, then answer the following questions in complete sentences to write a short paragraph about sport and social inclusion

Lo sport possiede un linguaggio universale che parla direttamente al corpo e all’anima, superando barriere che le parole spesso non riescono ad attraversare. Per questo, è uno dei più potenti strumenti di inclusione sociale che esistano. Non è una teoria astratta, ma una realtà che si manifesta in piccoli e grandi esempi concreti ogni giorno.

Penso al campionato di calcio a sette del mio quartiere, organizzato dalla parrocchia. È un microcosmo perfetto. In quelle squadre giocano insieme: Mario, l’idraulico italiano cinquantenne; Ahmed, il ragazzo di origini marocchine che fa il fattorino; Stefano, l’impiegato di banca; e Chen, lo studente universitario cinese appena arrivato in Italia. In campo, non esistono queste etichette. Esistono un portiere, un difensore, un attaccante. Si comunicano con gesti, con grida di incitamento (“Passa!”,“Uomo!”), con un alto-cinque dopo un goal. La partita diventa un laboratorio di integrazione pratica: si impara a fidarsi l’uno dell’altro, a condividere un obiettivo comune (vincere la partita), a rispettare le stesse semplici regole. Dopo la partita, tutti insieme a bere una birra, e le conversazioni, nate dallo sport, si allargano alla vita, alle famiglie, alle esperienze. Lo sport ha creato il pretesto perfetto per conoscersi come persone, prima che come “stranieri” o “diversi”.

Un altro esempio potente è il fenomeno delle “corse popolari” o delle “parkrun”. Sono eventi di corsa non competitivi e gratuiti, aperti a tutti. Vi partecipano persone di ogni età, forma fisica, estrazione sociale e origine. Non ci sono squadre, ma una comunità che corre insieme. Una donna anziana che cammina veloce viene incoraggiata allo stesso modo di un giovane atleta. Si creano legami tra persone che nella vita normale non si incontrerebbero mai: il manager e il disoccupato, la studentessa e la pensionata, l’italiano e il rifugiato. L’obiettivo comune è il benessere e il traguardo, non la competizione. Il terreno di giogo è il grande equalizzatore sociale.

Ma lo sport non è solo fisico. Anche gli hobby e i giochi da tavolo possono svolgere questa funzione. Un circolo di scacchi in un centro sociale è un luogo dove un adolescente problematico del quartiere può sfidare e rispettare un professore in pensione. La complessa strategia del gioco crea un piano di parità assoluta, dove ciò che conta è solo la mente. Oppure, un laboratorio di cucina sportiva (ad esempio per preparare cibi energetici) può unire mamme di culture diverse che, mentre impastano, si scambiano ricette e storie di vita, trovando un terreno comune nella cura del benessere dei propri figli.

Il meccanismo è sempre lo stesso: lo sport e l’hobby spostano il focus dall’identità sociale (“chi sono”) all’azione condivisa (“cosa facciamo”). Creano un vocabolario comune fatto di regole, gesti e obiettivi condivisi. In questo spazio neutro e protetto, le differenze iniziali (lingua, religione, classe sociale) si attenuano, lasciando emergere l’individuo con le sue capacità e la sua umanità.

Naturalmente, lo sport può anche escludere e creare barriere (costi, competitività estrema). Ma quando è pensato con uno spirito accessibile, aperto e basato sul divertimento e sulla partecipazione, diventa una palestra di cittadinanza attiva. Insegna che la squadra più forte non è quella con i giocatori più simili, ma quella in cui ogni diversità diventa un pezzo unico e indispensabile del puzzle, che insieme può raggiungere un obiettivo che da soli sarebbe impossibile. In un mondo sempre più frammentato, il campo da gioco, la pista di corsa o il tavolo degli scacchi possono essere piccole ma potentissime scuole di convivenza.

English translation

Sport and social inclusion

Sport possesses a universal language that speaks directly to the body and soul, overcoming barriers that words often fail to cross. For this reason, it is one of the most powerful tools for social inclusion that exist. It is not an abstract theory, but a reality that manifests in small and large concrete examples every day.

I think of the seven-a-side football tournament in my neighbourhood, organised by the parish. It’s a perfect microcosm. On those teams play together: Mario, the fifty-year-old Italian plumber; Ahmed, the guy of Moroccan origin who works as a courier; Stefano, the bank clerk; and Chen, the Chinese university student who just arrived in Italy. On the field, these labels do not exist. There is a goalkeeper, a defender, a striker. They communicate with gestures, shouts of encouragement (“Pass!”, “Man on!”), with a high-five after a goal. The match becomes a practical integration laboratory: they learn to trust each other, to share a common goal (winning the match), to respect the same simple rules. After the match, everyone goes for a beer together, and conversations, born from sport, broaden to life, families, experiences. Sport has created the perfect pretext to get to know each other as people, before being “foreigners” or “different”.

Another powerful example is the phenomenon of “community runs” or “parkruns”. These are non-competitive, free running events open to all. People of every age, fitness level, social background, and origin participate. There are no teams, but a community running together. An elderly woman walking fast is encouraged in the same way as a young athlete. Bonds are created between people who in normal life would never meet: the manager and the unemployed person, the student and the retiree, the Italian and the refugee. The common goal is well-being and the finish line, not competition. The playing field is the great social equaliser.

But sport is not only physical. Hobbies and board games can also serve this function. A chess club in a community centre is a place where a troubled teenager from the neighbourhood can challenge and respect a retired professor. The complex strategy of the game creates a plane of absolute equality, where only the mind matters. Or, a sports nutrition cooking workshop (for example to prepare energy foods) can bring together mothers from different cultures who, while kneading dough, exchange recipes and life stories, finding common ground in caring for their children’s well-being.

The mechanism is always the same: sport and hobbies shift the focus from social identity (“who I am”) to shared action (“what we do”). They create a common vocabulary made of shared rules, gestures, and goals. In this neutral and protected space, initial differences (language, religion, social class) fade, allowing the individual with their abilities and humanity to emerge.

Naturally, sport can also exclude and create barriers (costs, extreme competitiveness). But when it is designed with an accessible, open spirit based on fun and participation, it becomes a gymnasium for active citizenship. It teaches that the strongest team is not the one with the most similar players, but the one in which every diversity becomes a unique and indispensable piece of the puzzle, which together can achieve a goal that alone would be impossible. In an increasingly fragmented world, the playing field, the running track, or the chessboard can be small but immensely powerful schools of coexistence.


Use the following words to answer the questions and create your own Italian paragraph:

  • Utili per iniziare: Lo sport possiede un linguaggio universale… / Penso al campionato di calcio a sette… / Un altro esempio potente è…
  • Descrizione generale: sport, linguaggio universale, inclusione sociale, superare barriere, comunità, diversità
  • Secondo l’introduzione, cos’ha lo sport che parla direttamente al corpo e all’anima? Cosa può fare che le parole spesso non fanno? (sport possiede linguaggio universale, parla direttamente a corpo e anima, supera barriere che parole non attraversano, è potente strumento di inclusione sociale)
  • Qual è il primo esempio concreto di inclusione sportiva che fa l’autore? Chi organizza il campionato? (primo esempio: campionato di calcio a sette del mio quartiere, organizzato dalla parrocchia)
  • Chi gioca insieme in quelle squadre? [in squadre giocano insieme: Mario (idraulico italiano cinquantenne), Ahmed (ragazzo marocchino fattorino), Stefano (impiegato di banca), Chen (studente cinese)]
  • Cosa succede a queste “etichette” quando sono in campo? Come comunicano tra di loro? [in campo non esistono queste etichette, esistono portiere, difensore, attaccante, comunicano con gesti, grida di incitamento (“Passa!”), alto-cinque]
  • In cosa si trasforma la partita? Cosa imparano a fare insieme? (partita diventa laboratorio di integrazione: imparano a fidarsi, condividere obiettivo comune (vincere), rispettare stesse regole)
  • Cosa fanno dopo la partita? Cosa permette di fare lo sport secondo l’autore? (dopo partita, tutti insieme a bere birra, conversazioni si allargano alla vita, sport ha creato pretesto per conoscersi come persone, prima che come “stranieri”)
  • Qual è il secondo esempio potente? Cosa sono le “corse popolari” o “parkrun”? (secondo esempio: “corse popolari” o “parkrun”, sono eventi di corsa non competitivi e gratuiti, aperti a tutti)
  • Chi partecipa a questi eventi? Come vengono incoraggiati tutti i partecipanti? (partecipano persone di ogni età, forma fisica, origine, non ci sono squadre ma comunità che corre insieme, tutti vengono incoraggiati allo stesso modo)
  • Quali tipi di legami si creano? (si creano legami tra persone che normalmente non si incontrerebbero: manager e disoccupato, studentessa e pensionata, italiano e rifugiato)
  • Qual è l’obiettivo comune di queste corse? (obiettivo comune è benessere e traguardo, non competizione, terreno di gioco è grande equalizzatore sociale)
  • Come possono essere inclusivi anche gli hobby o i giochi da tavolo? Porta gli esempi degli scacchi e della cucina. [anche hobby e giochi da tavolo sono inclusivi, esempio: circolo di scacchi (adolescente problematico sfida professore in pensione), laboratorio di cucina sportiva (mamme di culture diverse si scambiano ricette)]
  • Qual è il meccanismo comune che rende sport e hobby inclusivi? Cosa spostano e cosa creano? [meccanismo: sport/hobby sposta focus da identità sociale (“chi sono”) ad azione condivisa (“cosa facciamo”), crea vocabolario comune di regole, gesti, obiettivi]
  • Cosa succede in questo “spazio neutro e protetto” creato dallo sport? (in questo spazio neutro e protetto, differenze iniziali (lingua, religione, classe sociale) si attenuano, emerge individuo con capacità e umanità)
  • Lo sport può anche escludere. Quando invece diventa una “palestra di cittadinanza attiva”? Cosa insegna sulla squadra più forte? (sport può escludere (costi, competitività), ma se pensato con spirito accessibile e aperto diventa palestra di cittadinanza attiva, insegna che squadra più forte è quella in cui ogni diversità è pezzo unico del puzzle per raggiungere obiettivo comune)


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